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Benvenuti i cani: l'Università di Milano li ammette al lavoro

By
Daniela

L'Università Statale di Milano ha deciso di aprire le porte ai cani dei dipendenti, consentendo loro di entrare in orario lavorativo, grazie ad un accordo interno attivato presso il dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, situato a Lodi. Questa iniziativa nasce dopo una sperimentazione di due anni, che ha dimostrato la fattibilità di tale opzione all'interno dell'ateneo milanese.

Per poter accedere all'Università con il proprio cane, il proprietario deve presentare una richiesta e ottenere l'autorizzazione da parte del dipartimento. Attualmente, sono già 40 i dipendenti che hanno presentato la domanda o hanno ottenuto il permesso. I docenti Clara Palestrini e Gustavo Gandini hanno promosso l'iniziativa e hanno stilato un regolamento che garantisce il rispetto di coloro che non gradiscono la presenza dei cani all'interno dell'edificio.

Per ottenere l'accesso al dipartimento con il proprio animale, il proprietario deve effettuare l'iscrizione all'anagrafe degli animali d'affezione, stipulare un'assicurazione, presentare un certificato di buona salute del cane e completare un percorso formativo. Quest'ultimo prevede l'ottenimento di un patentino a livello nazionale che dimostri la capacità del proprietario di gestire il proprio animale in un ambiente lavorativo.

Negli ultimi anni, le politiche di inclusione dei cani in luoghi pubblici stanno diventando sempre più diffuse in Italia.

L'accesso dei cani sarà consentito solo se gli animali non mostrano aggressività e non disturbano gli altri dipendenti. Inoltre, ogni ufficio dove risiede un cane dovrà segnalare la sua presenza sulla porta, che sarà chiusa a chiave se il proprietario lascia l'animale all'interno.

Il direttore del dipartimento, Mauro Di Giancamillo, ha spiegato che questa iniziativa vuole rappresentare un esempio di convivenza rispettosa tra animali e uomini, e punta a promuovere la formazione e l'educazione dei proprietari dei cani. La decisione di aprire l'Università ai cani è stata presa perché il dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali si occupa proprio di lavorare con gli animali, e quindi è un luogo ideale per implementare tale iniziativa.

L'Università Statale di Milano è stata una delle prime università italiane a permettere l'ingresso dei cani all'interno dei suoi dipartimenti, tuttavia, questa iniziativa non è un caso isolato in Italia. Nel 2020, l'Università di Bologna ha inaugurato un "parco per cani" all'interno del campus, un'area attrezzata per far correre e giocare i cani dei dipendenti, in modo da agevolare la loro permanenza in università.

In generale, negli ultimi anni, le politiche di inclusione dei cani in luoghi pubblici stanno diventando sempre più diffuse in Italia. Ad esempio, a Milano, esistono diversi parchi e giardini che consentono l'accesso ai cani e ai loro proprietari, mentre molte aziende permettono l'ingresso dei cani nei propri uffici. Inoltre, alcune città italiane stanno mettendo a disposizione dei proprietari dei cani servizi specifici, come ad esempio i dispenser di sacchetti per la raccolta dei bisogni degli animali, che si trovano in diverse zone della città.

Tuttavia, non tutti sono favorevoli a queste politiche di inclusione dei cani in luoghi pubblici. Alcune persone ritengono che la presenza dei cani possa creare disagio per coloro che non gradiscono gli animali o che ne hanno paura. Inoltre, alcuni ritengono che la presenza dei cani in luoghi pubblici possa comportare rischi per la salute pubblica, come ad esempio la trasmissione di malattie.

L'iniziativa dell'Università Statale di Milano di consentire l'ingresso dei cani dei dipendenti all'interno dei propri dipartimenti è un esempio di politica di inclusione che mira a garantire il benessere degli animali e dei loro proprietari, oltre a promuovere la formazione e l'educazione dei proprietari dei cani. Tuttavia, è importante che queste politiche siano sempre regolate da regolamenti che ne garantiscano la sicurezza e il rispetto delle norme igieniche, al fine di evitare rischi per la salute pubblica e creare disagio per coloro che non gradiscono gli animali o ne hanno paura.